1.EXECUTIVE SUMMARY

Da anni i negozianti di quartiere lottano contro la crisi cercando di adeguarsi ai livelli di servizio e alle modalità di comunicazione proposte con successo dai giganti dell’ecommerce e dalla grande distribuzione, finora senza troppo impegno e senza troppa fortuna.

La crisi sanitaria legata al coronavirus potrebbe paradossalmente portare nuova linfa ai commercianti di quartiere e alle piccole attività commerciali agendo da fondamentale fattore enzimatico per stimolare, in una categoria che rispetto al tema digitale ha mostrato una ampia reticenza, un cambiamento necessario che se non attuato rischia di creare danni importanti in termini di perdita di quote di fatturato e di posti di lavoro. Questo cambiamento potrebbe infatti portare finalmente all’utilizzo deciso dello strumento della vendita online, con l’utilizzo di luoghi digitali aggregati per mettere a valore la relazione con il cliente.

I consumatori online in Italia sono circa 38 milioni, ovvero il 62% della popolazione e si prevede che entro il 2023 raggiungeranno quota 41 milioni.

Il grafico sotto riportato riassume il fatturato totale dell’ecommerce in Italia, valori 2019, e la relativa ripartizione di spesa alla luce dei settori merceologici.

La quota di fatturato online dell’alimentare vale il 2.8% del totale acquistato sul web, pari 1.1 miliardi di Euro.

Invece Secondo un articolo pubblicato su La Stampa il valore complessivo del settore agroalimentare italiano, nel 2019, era pari a 205 miliardi (circa il doppio dell’intero Pil sommato di Norvegia e Danimarca). Tale settore impiega circa 1.3 milioni di addetti.

Questo significa che il fatturato online di uno dei settori trainanti per la nostra economia vale appena lo 0,5% del totale del valore aggiunto prodotto dalle nostre aziende.

Considerato che le persone che acquistano online sono il 62% della popolazione italiana, possiamo certamente trarne un importante spunto di riflessione: probabilmente abbiamo perso l’occasione per spingere su questo canale, ormai imprescindibile, in modo strutturato e consapevole.

Se non cambieremo atteggiamento sono a rischio posti di lavoro e quote di mercato che potremmo perdere a favore di grandi player prevalentemente esteri.

2.Il PROBLEMA

Con la crisi sanitaria il mondo che conoscevamo è cambiato in pochi giorni e molte semplici attività come ad esempio fare la spesa sono diventate complesse da gestire e potenzialmente rischiose per la salute dei cittadini.

  1. Oggi fare la spesa recandosi al supermercato o da un negoziante è molto complesso e comporta lunghe attese prima di riuscire ad avere accesso alle attività commerciali.
  2. Le code per la spesa restano ad oggi uno dei punti più sensibili da presidiare al fine di limitare con efficacia la diffusione del CORONAVIRUS.
  3. La spesa si sposta dal canale fisico tradizionale al canale web: all’inizio della quarantena da coronavirus, nel mondo della grande distribuzione organizzata in Italia, si è registrata un’incredibile impennata di vendite. Come rileva Nielsen nella settimana dal 9 al 15 marzo, le vendite nei negozi della GDO sono aumentate del 16,4% rispetto allo stresso periodo del 2019. L’altro canale non GDO, l’ecommerce ha fatto anche meglio e qui l’incremento è stato addirittura del 142,3%.
  4. I Big player e le Multinazionali non ce la fanno: Per evitare le lunghe code davanti ai supermercati, in molti hanno provato con le ordinazioni online. E qui l’home delivery dei supermercati ha mostrato il fianco: disponibilità terminate quasi ovunque, slot liberi a distanza di alcune settimane dall’ordinazione, scarsa chiarezza nelle informazioni online (in alcuni siti gli utenti scoprono che la consegna è ritardata di decine di giorni solo dopo aver riempito il carrello virtuale).
  5. I piccoli sono poco presenti online: “L’e-commerce italiano è uno dei mercati con maggiore potenzialità non espressa. Nonostante in Italia stia continuando a crescere a doppia cifra ogni anno la penetrazione sul mercato complessivo è ancora molto distante dagli altri Paesi nord europei.”
  6. Le aziende estere dominano il mercato digitale italiano: In questi anni a conquistare i settori più interessanti e a creare il mercato online sono state prevalentemente le imprese estere e/o di corpose dimensioni. Lo hanno fatto negli anni, Amazon, Just Eat, Carrefour, Esselunga. Questo è un trend che dovrebbe allarmare i commercianti: sono fondamentali per la nostra economia e devono reagire a questi macro trend che intercorrono nel canale della vendita.
  7. I piccoli rischiano di chiudere e di cedere il passo ai big: Secondo un’analisi di eMarketer pubblicata a marzo negli Stati Uniti (a quella data non era in vigore un blocco totale delle attività non essenziali come in Italia), l’e-commerce è destinato a crescere “man mano che i consumatori eviteranno i negozi fisici”. Pertanto se la crisi dovesse protrarsi per qualche ulteriore mese, i big una volta organizzati potrebbero guadagnare ulteriori quote di mercato a sfavore dei commercianti di quartiere.

3.LA SOLUZIONE E L’OPPORTUNITA’

Laddove la concorrenza dell’ecommerce ha distrutto, il coronavirus potrebbe paradossalmente ricostruire.

Finora piccoli e piccolissimi negozi sfiancati dalla concorrenza della grande distribuzione e dei centri commerciali, senza alcuna presenza su Internet o poco abituati al commercio elettronico, rischiavano di scomparire uno dopo l’altro.

Da domani in Italia qualcosa potrebbe cambiare. La leva si chiama marketplace economy.

L’esercente, che venda salumi, occhiali o abiti da sera, sarà portato, all’indomani della fine della pandemia, a ripensare il proprio business.

Non sarà più il cliente a dover entrare in negozio (o perlomeno non farà più sempre e solo quello), ma sarà l’esercente a dover andare con maggiore frequenza dal cliente.

L’esercente ha un vantaggio rispetto all’ecommerce: è radicato nel territorio, conosce personalmente il cliente, è in grado di instaurare con lui una relazione diretta, fisica, etica, socialmente utile e legata al territorio.

Quartiereacasa.it può diventare un’efficace vetrina per i negozi di quartiere e le micro-imprese.

Con la disruption portata nel settore dal coronavirus, eventuali diffidenze (da parte dei consumatori, ma anche degli stessi commercianti) dovrebbero calare.

Gli esercizi commerciali di quartiere potranno guadagnare visibilità, ora è il momento: chi lo ha capito trova in Quartiereacasa.it lo strumento per sviluppare il proprio progetto di cambiamento e di riconquista del territorio.

4.I VALORI CHE PROMUOVIAMO

  1. PROMOZIONE DELL’ECONOMIA LOCALE: il sostegno al prodotto italiano locale e genuino è un must per Quartiereacasa.it, i consumatori sono sempre più attenti all’ambiente e al sociale e richiedono la stessa attenzione ai brand in tutte le fasi della filiera, dal processo produttivo ai materiali, dalla distribuzione all’imballaggio, per questo supportiamo i commercianti di quartiere che specialmente nell’alimentare propongono soluzioni genuine, provenienti dal territorio, con i controlli a norma di legge e non importano da paesi esteri ciò di cui già disponiamo in Italia con il solo scopo del massimo profitto. Mangiare in modo corretto alimenti genuini aiuta per altro a stare meglio e in questo periodo ne abbiamo bisogno più che mai.
  • SOSTENIBILITA’ E ACCESSIBILITA’ AL CANALE DELLA VENDITA ONLINE: forniamo una soluzione semplice a tutti i commercianti di quartiere che consente loro di essere presenti in rete senza dover effettuare un importante investimento iniziale per la creazione ed il mantenimento del sito web. Supportiamo chi non è pratico di questi aspetti gestendo il caricamento dei dati del negoziante online. Applichiamo commissioni sostenibili senza esasperare la corsa al profitto. Non mettiamo in evidenza il nostro Marchio ma lasciamo che sia il marchio di ciascun negoziante di quartiere ad emergere perché riteniamo importante valorizzare le eccellenze dei nostri artigiani e dei nostri commercianti.
  • ATTENZIONE ALL’INQUINAMENTO DEL PIANETA: non sappiamo se vi sia una correlazione diretta tra inquinamento e diffusione di agenti che ci possono far ammalare, tuttavia vi sono numerose evidenze empiriche. L’e-commerce esercitato dai big players sembra contribuire in modo importante sull’aumento della produzione della Co2 e degli agenti inquinanti che circolano nell’aria che respiriamo. Le spedizioni delle merci incidono anche sull’aumento dei cartoni di imballaggio da differenziare e riciclare cosi come sulla plastica che contiene i prodotti spediti. E’ molto interessante l’articolo di Milena Gabanelli (già presentatrice della trasmissione Rai “Report”) pubblicato su corriere.it dal quale riportiamo le seguenti grafiche:


5.UN SERVIZIO SEMPLICE E ACCESSIBILE A TUTTI

Consapevoli delle difficoltà di molti nell’approcciare tematiche legate all’informatica ed al web, abbiamo pensato di realizzare una soluzione semplicissima che porta online i nostri negozi di quartiere. Ecco come.

A.COME FUNZIONA

  • Il cliente accede alla pagina del negoziante, che è un vero e proprio sito web a lui dedicato, effettua l’ordine e paga.
  • Il commerciante riceve l’ordine e il pagamento, prepara la merce e comunica al cliente quando passare per il ritiro.

B.COSA SERVE PER REGISTRARE UN NEGOZIO?

  • due o tre foto da mettere in evidenza ben fatte che raffigurino il banco e i prodotti del tuo negozio.
  • l’elenco dei prodotti da vendere online con i relativi prezzi IVA inclusa.
  • Un account PAYPAL o SATISPAY per ricevere in modo sicuro i pagamenti.

C.E’ COMPLESSA LA GESTIONE?

No affatto, abbiamo cercato di realizzare la soluzione più semplice possibile. Quando avremo ricevuto l’elenco dei prodotti e i dati dell’attività commerciale ci occuperemo noi del caricamento e il commerciante non dovrà far altro che attendere che il suo sito sia pubblicato.

D.I MIEI PREZZI VARIANO QUOTIDIANAMENTE!

Lo sappiamo ed abbiamo pensato anche a questo! Di giorno in giorno abbiamo necessità di ricevere la comunicazione, con un ragionevole preavviso, delle variazioni dei prezzi e le aggiorneremo noi. Nel frattempo stiamo sviluppando una pagina semplice che potrà essere utilizzata in autonomia dal negoziante per variare quando lo vorrà i prezzi e le quantità delle scorte disponibili.

6.QUANTO COSTA?

Abbiamo cercato di contenere al massimo i costi per il commerciante.

I big player chiedono generalmente un abbonamento mensile di circa 40€ al mese e applicano commissioni sulla vendita che si aggirano mediamente intorno al 12%-15%.

Quartiereacasa.it consente di portare nelle case dei clienti un negozio con un costo di attivazione di 40€ , una tantum, e applica a chi aderirà per tutto il periodo di emergenza COVID-19 una commissione solidale sulle vendite online dell’ 1%,  che rappresenta la soglia minima per sostenere il modello proposto e le CORPOSE rilevanti attività connesse..Sul tema della commissione, per altro, siamo aperti a valutare le specifiche esigenze di ogni commerciante, in altre parole capiamo insieme quale può essere la soglia sostenibile per tutti 🙂 la priorità è semplificarci la vita, supportare l’economia locale e ridurre le occasioni di affollamento.

7.            LA SFIDA

Il feedback degli utenti che acquistano è assolutamente a favore di questa tipologia di iniziativa, dall’altra parte il cambio di approccio e di mentalità da parte di molti negozianti, ancora tradizionalmente legati al mondo non digitale rappresenta la vera sfida da vincere.

 Se riusciremo a superare questo muro che ostacola un cambiamento palesemente necessario, siamo confidenti che potremo ritenerci tutti contenti e soddisfatti del contributo sociale ed economico che daremo al posto in cui viviamo.

La nostra economia locale potrà finalmente riappropriarsi della centralità che merita all’interno del nostro contesto socio economico.

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